Era la prima domenica di Giugno, la scuola era finita da due giorni e mio papà aveva promesso di portarci in piscina. Ero così contenta che quella notte mi ero svegliata tre volte pensando fosse già ora di andare. Poi alla fine l’ora era arrivata. Eravamo saliti in bici, mio papà pedalava e io stavo seduta sulla canna, in braccio avevo una borsa con dentro costume, ciabatte e asciugamano. Da fuori la piscina del Villaggio sembrava una fabbrica, con tanti capannoni sui lati e una palazzina dove potevano esserci stati degli uffici. L’ingresso era lì, da un grande portale aperto tra gli edifici. Il imo bisnonno un tempo ci lavorava, avevo sentito tante storie di quel posto. Adesso invece nei capannoni Avevano ricavato le piscine coperte, nello spiazzo centrale una gigantesca vasca all’aperto, le condutture aeree e le ciminiere che un tempo servivano alla fonderia erano state trasformate in scivoli e trampolini, intorno tanta erba, piante rampicanti sulle pareti degli edifici e un altro ingresso sul lato opposto con un frutteto e qualche filare di vite, come in campagna.

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